Tempo fa, vidi insieme a mio fratello un documentario su dei ragazzi che, a quanto pare, avevano creato un nuovo sport: l'arte del movimento.
Curiosi, abbiamo fatto delle ricerche in internet ed è spuntato fuori il titolo di un film.
Yamakasi di Ariel Zeitoun
Gli Yamakasi sono un gruppo di sette giovani uniti dal comune interesse per un nuovo tipo di sport: spostarsi da un quartiere all'altro della città come se avessero lo skateboard, ma senza il prezioso strumento. I giovani - ognuno dei quali ha una propria specialità - non camminano, corrono; non salgono i gradini, vi saltano sopra; per salire su un grattacielo non usano l'ascensore, si arrampicano dall'esterno.
Le loro imprese attirano l'attenzione di tutta la popolazione che li guarda a volte come matti, altre come possibili ladri. Non sono ben visti neppure dalla polizia, che invano ha cercato più volte di catturarli. I loro più strenui sostenitori sono invece i bambini che li considerano quasi degli eroi. Proprio uno di questi bambini, il piccolo Djamel, cercando di emulare le loro gesta, cade. L'operazione per salvargli la vita deve avvenire nel più breve tempo possibile, ma c'è bisogno di una considerevole cifra di denaro. Sentendosi responsabili dell'accaduto, gli Yamakasi decidono di aiutarlo e per la prima volta infrangono la legge e rischiano la vita.
Basato su una storia vera e interpretato dai veri protagonisti (che per l'occasione hanno preso lezioni di recitazione), Yamakasi è un film fortemente voluto da Luc Besson, che ha sceneggiato la pellicola. La trama è semplice, quasi favolistica. È piena di buoni sentimenti, di amicizia, di onestà e coraggio. Cerca di mostrare le peculiarità di ognuno dei protagonisti, che sono molto diversi fra loro per origini, interessi, caratteri: c'è quello agile, quello preciso, quello osservatore, quello irascibile, quello rapido, quello che dirige e quello che pondera tutto. Tutti però si compensano, nessuno agisce guidato dalla gelosia, dalla voglia di emergere. La condivisione dei problemi e l'aiuto reciproco sono alla base di ogni azione, di ogni loro avventura. I supereroi di questa società post-moderna, disincantata e spesso cinica, si rifanno dunque a quei valori che pensavamo fossero svaniti. Non hanno brame di potere e di ricchezze infinite. Il loro unico scopo è quello di divertirsi (anche se in un modo alquanto pericoloso!) e se ci riescono quello di aiutare chi si trova in difficoltà. Non è necessario sventare una possibile guerra nucleare o batteriologica, si può essere eroi anche perché si è riusciti ad evitare uno scippo o un suicidio. Dalle finalità esplicitamente educative (se non si tiene conto del rischio di esporre dei ragazzi a scene in cui vengono quasi elogiati gli sport estremi), si rivolge soprattutto ad un pubblico di giovani alla costante ricerca di avventura e di utili indirizzi di vita.
Gli Yamakasi hanno voluto che le scene dei salti fossero vere, spesso non ci sono effetti speciali, il che contribuisce a rendere ancora più adrenaliniche alcune riprese.
Recensione tratta dal sito FilmUp
Annette86 ¦ 19:52:00 ¦ 20/09/2006 ¦
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