L'estate giapponese ha tre simboli fondamentali: suika (cocomero), hanabi (fuochi d'artificio) e bon odori. La terza è una festa per le anime dei morti che tornano alla loro casa e che si è conclusa da pochi giorni.
Tōrō nagashi (o shoro nagashi) è una cerimonia buddhista per la commemorazione degli antenati, durante la quale delle lanterne di carta vengono poste sulle acque di un fiume o lungo le rive dell’oceano. Si tratta di lanterne votive, ognuna delle quali reca il nome di un defunto, con all’interno delle piccole candele appoggiate su una base di legno o bambù, utili ad indicare la strada agli spiriti per un sicuro ritorno nel loro mondo.
La cerimonia segna la fine dello O-bon, versione giapponese della festività Buddhista Ullambana (termine sanscrito con cui si indicavano le “Cerimonie per gli antenati”). La festività dello O-bon deve le sue origini al “sutra Urabon”. Tale sutra (in giapponese Urabon-kyō) si sosteneva fosse stato scritto da uno dei 10 discepoli di Sākyamuni – il Buddha storico e precisamente da Mahamaudgalyāyana, in giapponese Mokuren. Si tramandava infatti che Mokuren fosse riuscito a vedere, nonostante egli fosse ancora in vita, le indicibili sofferenze cui era sottoposta l’anima defunta della propria madre nel gakidō, uno dei tre ‘luogi malvagi’ della tradizione buddhista. Nel gakidō le anime dei morti non potevano né bere né mangiare ed erano sottoposti ad una condizione di fame eterna. Ai livelli più bassi del regno dei morti, dunque di più atroce sofferenza vi era il jigokudō, un vero e proprio inferno simile alla tradizione occidentale dell’Averno greco; l’ultimo dei tre luoghi malvagi, in una scala che dal basso saliva verso l’alto e dunque da atroci sofferenze a sofferenze più lievi, era il chikushōdō, il regno in cui chi si era macchiato di colpe non molto gravi, rinasceva nel corpo e nelle sembianze di umili animali e la sofferenza era legata al tipo di vita che l’anima reincarnata doveva condurre. Dopo aver visto le sofferenze della madre defunta, Mokuren insegnò ai monaci l’arte di celebrare degli uffizi funebri per i morti, offrendo loro anche cose da mangiare; da questo suo racconto e dalla tradizione di aneddotica religiosa (setsuwa) incentrata sulla figura e la vita del discepolo Mokuren sarebbe nato lo Urabon-kyō.
La cerimonia delle lanterne era originariamente celebrata, secondo il calendario lunare, il 16 Luglio; ora, in base al nuovo calendario solare, dal 13 al 15 o 16 Agosto (dipende dalle province). Secondo un’antica credenza il primo giorno dell’ottavo mese lunare le porte dell’Oltre-tomba (Yomi no kuni) si aprono e viene consentito alle anime dei defunti di tornare sulla terra per 15 giorni, per far visita ai propri congiunti ancora in vita. È quindi una festa di bentornato che i vivi fanno ai loro parenti, recitando i sutra (le letture buddiste), facendo offerte, anche alimentari, per alleviare le loro sofferenze e ballando la danza Bon-Odori, in cui giovani vestiti con lo yukata (kimono estivo in cotone), si muovono in circolo attorno al taiko, il suonatore di tamburo.
Lo O-bon è una festività molto antica: veniva celebrata già dalla prima imperatrice del Giappone nel quattordicesimo anno del suo regno (intorno al 606). Tuttavia, soltanto nel periodo Edo (1600-1868) diventò un festival per tutta la popolazione, a causa dei costi fino ad allora elevati delle candele e delle lanterne.
Durante lo O-bon, il legame molto stretto tra i vivi e i morti è vissuto collettivamente, non privatamente come avviene nel resto dell’anno. Per capire quanto questo legame sia forte, basta pensare che i defunti vengono cremati, dopodiché le loro ceneri vengono custodite in casa per 49 giorni, passati i quali l’urna (kotsutsubo) viene deposta nella tomba (o-haka).
In quei giorni è consuetudine l’ohaka mairi, la visita alle tombe degli antenati, lavandole, mettendovi fiori freschi, offrendo incenso (senko), candele (warosoko), cibi e preghiere.
Dopo la visita al cimitero, vengono esplosi i fuochi d’artificio (hana-bi) per dare agli spiriti il bentornato nel loro mondo. Alla fine della festa, insieme ai fuochi per accompagnarli nel viaggio di ritorno (okuri-bi), si fanno le tōrō nagashi, “lanterne galleggianti”, per poi lasciarle navigare e guidarli. Centinaia di lanterne colorate, più o meno elaborate e preziose, si muovono dolcemente sull’acqua; tra di esse spiccano quelle bianche, riservate alla commemorazione dei defunti morti nell’anno in corso.
Nella città di Hiroshima, la cerimonia del tōrō nagashi assume anche il valore di commemorazione per tutte le vittime della bomba atomica del 6 agosto 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale. Era infatti proprio il periodo in cui si commemorano i morti, il lontano Agosto 1945, quando le bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima uccisero 215.000 persone, lasciando dietro di sé un enorme numero di feriti, ustionati e persone che negli anni seguenti sarebbero morti per malattie legate alle radiazioni. Per questa ragione, l’antica cerimonia del Tōro nagashi ha assunto nel Giappone moderno e post-moderno un forte significato di commemorazione nazionale per tutte le vittime delle guerre, meno religioso, forse, rispetto ai significati originari, ma profondamente radicato nella celebrazione della pace, come valore universale.
Nei quattro giorni dell'Obon, si può avere un tipico programma, come segue:
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13/14 agosto: mukaebi Si accendono candele, lanterne e fuochi per ricevere le anime
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15 agosto: obon I parenti si riuniscono, visitano il cimitero, mangiano insieme
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16 agosto: okuribi Si accendono candele, lanterne e fuochi per mostrare alle anime la strada di ritorno all'aldilà
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Un ringraziamento al sito da cui ho tratto l'aggiornamento
By Annette86
Japan
Annette86 ¦ 14:34:00 ¦ 18/08/2006 ¦
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